La rotta delle Cooperative di Comunità per il 2030

Ridisegnare la geografia dei territori marginali, delle aree interne e delle zone urbane fragili, trasformando l’abitare relazionale in un motore di giustizia ecologica e sociale. È questo l’orizzonte emerso a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, durante l’evento “Come Fare Luogo – Immaginare le Cooperative di Comunità del 2030”, promosso da Confcooperative Habitat come apertura ufficiale dei lavori dell’Assemblea nazionale di Confcooperative Habitat.

La giornata ha visto un fitto e proficuo confronto tra istituzioni, università e cooperatori per fare il punto su un modello d’impresa che sta ridefinendo le economie di prossimità in Italia. Nella stessa occasione è stato presentato l’omonimo volume “Come Fare Luogo – Cooperative di Comunità. Geografie della trasformazione eccentrica”, realizzato da Confcooperative Habitat in collaborazione con la rivista Vita, con il sostegno di Fondosviluppo, insieme al lancio ufficiale del portale  www.comunita.coop, voce della rete per dare solidità culturale e comunicativa a questa rivoluzione silenziosa.

I numeri di un’economia generativa

Nonostante si tratti di un fenomeno relativamente giovane, la cooperazione di comunità in Italia dimostra già una straordinaria solidità e una forte rilevanza in rapporto ai contesti fragili in cui opera. Si stimano complessivamente tra le 250 e le 300 realtà esistenti sull’intero territorio nazionale, con una presenza polarizzata attorno alla rete associativa:

  • 150 realtà aderenti a Confcooperative

  • 19 milioni di euro di fatturato aggregato della rete

  • Oltre 5.300 soci complessivi attivi

  • 538 addetti occupati (nella stragrande maggioranza soci lavoratori)

L’impatto sociale ed economico è evidente guardando alla mappatura geografica: ben il 72,1% delle cooperative associate è localizzato in aree deboli e decentrate, e oltre il 50% ha la propria sede legale in comuni classificati come periferici o ultraperiferici. Numeri che confermano come queste imprese rappresentino, in molti casi, l’unica attività economica e sociale superstite sul territorio, l’ultimo presidio rimasto contro l’abbandono.

Le voci di Confcooperative 

«Le cooperative di comunità sono l’esempio concreto di come i cittadini possano organizzarsi per rispondere ai bisogni quando le istituzioni latitano o il mercato si ritrae. Sono intelligenze, passioni e competenze. Senza di loro, in molte aree interne e in molti quartieri urbani, l’alternativa sarebbe il deserto sociale ed economico. La sfida da qui al 2030 per chi è impegnato su questa frontiera è quella di concepire il territorio come un “soggetto” da ascoltare, non come un “oggetto” da cui estrarre risorse. Parliamo di un rivoluzionario concetto di scambio mutualistico tra gli abitanti di un luogo e il luogo stesso, inteso come un soggetto vivo». – Alessandro Maggioni, Presidente di Confcooperative Habitat

«Le aree interne occupano oltre il 60% del territorio nazionale e si trovano strette nella morsa dello spopolamento. Le cooperative di comunità rappresentano, a mio avviso, l’unico antidoto strutturale a questa deriva, perché aggregano interi territori intorno a un interesse generale: la sopravvivenza e la fioritura del luogo che si abita. Eppure, questo straordinario strumento vive ancora in un paradosso intollerabile: una totale precarietà normativa dovuta alla mancanza di un riconoscimento giuridico specifico a livello nazionale. Non chiediamo privilegi: chiediamo una legge quadro organica che riconosca la specificità di un modello che opera nell’interesse generale, assumendo su di sé funzioni che tengono vivi territori che lo Stato ha progressivamente abbandonato». – Maurizio Gardini, Presidente Nazionale di Confcooperative

«Decentrare l’attenzione dalla comunità al “luogo” significa estendere lo scambio mutualistico a una dimensione più ampia e sistemica, capace di integrare l’abitare, il lavoro, il welfare e l’ambiente. Le cooperative di comunità sono laboratori di un nuovo abitare relazionale, una rete “eccentrica” e policentrica che ribalta i tradizionali concetti di centro e periferia. Non dovrebbero essere semplici destinatarie di incentivi economici, ma partner strategici e nodi di sussidiarietà per le politiche pubbliche. Le sfide demografiche e climatiche non possono essere affrontate vivendo le aree alpine e appenniniche come playground per il tempo libero dei cittadini, ma garantendo la presenza stabile di comunità attive e consapevoli». – Laura Cantarella, Consigliera Nazionale di Confcooperative Habitat

Il volume “Come fare luogo”

La giornata è stata l’occasione per presentare il libro “Come Fare Luogo – Cooperative di Comunità. Geografie della trasformazione eccentricaUn libro pensato per raccontare questo fenomeno, attraverso 25 storie che testimoniano la capacità della cooperazione di trasformare il territorio. Nelle aree montane, nelle zone rurali, in aree urbane degradate i bar diventano luoghi di convivialità, i teatri spazi di vita quotidiana, le biblioteche presidi culturali vivi. Non semplici servizi, ma infrastrutture sociali. In queste aree le cooperative di comunità si inseriscono in un vuoto istituzionale e politico, restituendo capacità di azione alle comunità locali. Non è solo uno strumento economico, ma un dispositivo sociale e culturale che permette a un territorio di tornare a immaginare il proprio futuro. Ogni cooperativa di comunità esiste, e potrebbe esistere, solo nel territorio in cui è nata. Ed è qui la forza di questa forma di impresa: che non si basa sulla convenienza di scelte imprenditoriali, ma sulla convenienza di scelte comunitarie.

La voce della rete. Nasce www.comunita.coop

Per dare solidità culturale e comunicativa a questa “rivoluzione silenziosa”, Confcooperative ha presentato ufficialmente la nuova piattaforma www.comunita.coop. Il portale fungerà da hub nazionale per interconnettere le diverse esperienze nate dalle Alpi alla Sicilia e per offrire ai cittadini, agli amministratori locali e ai giovani uno strumento interattivo capace di mappare i servizi di prossimità commerciali, turistici, ambientali e culturali offerti dalle cooperative di luogo.