C’è un’Italia dei piccoli borghi che custodisce un patrimonio monumentale immenso ma fragile, spesso difficile da mantenere e far vivere per le sole amministrazioni locali. E poi c’è un’Italia – quella delle cooperative di comunità – che dimostra come questi stessi beni pubblici possano trasformarsi da “costi di gestione” a motori di rigenerazione culturale ed economica.
Un esempio recente arriva dall’Alta Valmarecchia, a San Leo (RN), dove la storica Torre Civica ha riaperto ufficialmente le sue porte grazie all’affidamento in gestione transitoria estiva alla cooperativa di comunità Fer-menti Leontine. Nato da un percorso partecipativo sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna, il “Progetto Torre”, partito sabato 27 giugno, punta a trasformare il monumento in un presidio culturale permanente e in uno spazio di relazione per il territorio, animato da un fitto programma pubblico.
Da monumento a bene comune da abitare
Oltre il turismo “mordi e fuggi”, la valorizzazione partecipata
l caso del “Progetto Torre” è emblematico per tutto il movimento cooperativo nazionale perché scardina la logica della pura esternalizzazione a privati o dell’abbandono dei beni culturali nei piccoli comuni.
Attraverso la cooperativa di comunità, il monumento viene restituito alla cittadinanza in ottica di mutualismo di luogo basato sui due pilastri della valorizzazione partecipata e dell’intersettorialità. Come ha già dimostrato, sabato 27 giugno, l’evento di apertura, molto più di una inaugurazione.
Con il workshop “Paesi in mostra” (di Luca Acito), la memoria storica è tornata a servizio dello spazio pubblico, trasformando le foto storiche custodite nei cassetti dei cittadini in installazioni urbane. Parallelamente, il talk “Cantieri Culturali” in Piazza Dante Alighieri che ha chiamato a raccolta associazioni e artisti della vallata per mappare le energie creative del territorio, immaginando la Torre non come un museo polveroso, ma come un hub e un punto di unione per la creatività locale.
L’ecosistema comunitario
Il “Progetto Torre” in Emilia-Romagna dimostra come il modello cooperativo sia la chiave per la gestione partecipata dei beni monumentali nelle aree interne. Il valore aggiunto che la cooperazione di comunità porta alla valorizzazione dei beni culturali risiede nella sua natura intersettoriale. In occasione dell’inaugurazione la cultura si è unita alla filiera del cibo e dell’accoglienza locale: l’aperitivo e la cena dell’evento sono stati curati dal Forno e Bottega di San Leo, l’attività di prossimità gestita e salvata dalla stessa cooperativa Fer-menti Leontine.
A riprova che la sostenibilità di un presidio culturale in un’area interna si ottiene se questo è strettamente connesso all’economia del territorio e se si riempie di vita grazie alla partecipazione e al coinvolgimento degli abitanti.
